Dizionario dei sinonimi e contrari e prova scritta di italiano

 

Un paio di settimane fa mia figlia, che frequenta il quinto anno del liceo artistico, doveva affrontare, in classe, la prova di produzione scritta di italiano, quella che ai miei tempi si chiamava, volgarmente, il tema.

Prima che uscisse per recarsi a scuola, le domandai se avesse messo in cartella il dizionario dei sinonimi e contrari. Lei non lo aveva fatto e allora le consigliai di prenderlo, sottolineando l’importanza di servirsene sempre quando si compongono testi scritti, dove alla bontà dei contenuti deve corrispondere la scorrevolezza e la ricchezza della forma.

Io lo utilizzo tuttora e ne suggerisco sempre l’uso agli autori, giovani e non, che si rivolgono a me per lavori di editing o per lezioni di scrittura. Uno degli errori più frequenti che riscontro nei testi che esamino, infatti, sono le ripetizioni e il ricorso a vocaboli ed espressioni abusate, già sentite e prive di originalità.

 

Dizionario dei sinonimi e contrari: come si usa

 

Il dizionario dei sinonimi e contrari può costituire un valido supporto per evitare queste ingenuità e consultarlo rappresenta senz’altro un’opportunità per arricchire il proprio vocabolario e, spesso, per cogliere davvero il senso profondo delle singole parole. Perché noi li chiamiamo sinonimi, ma in realtà una totale interscambiabilità fra parole diverse con significato simile non esiste, in quanto ogni termine ha un’accezione tutta sua che il dizionario aiuta a conoscere e ad apprezzare.

Indagare sinonimi e contrari, allora, non significa soltanto cavarsi dall’impiccio di usare due volte la stessa parola in un tema, ma anche avviare una ricerca tra i vocaboli, scoprire la ricchezza della lingua italiana, acquisire una maggiore proprietà di linguaggio. Nella migliore delle ipotesi può persino far nascere la curiosità di approfondire l’etimologia dei diversi termini, per capire da dove derivino, come si siano formati e che cosa stiano a indicare davvero.

Il che mi sembra solo cosa buona e giusta.

 

Il Ministero vieta il dizionario dei sinonimi e contrari

 

Si può quindi immaginare quale sia stato il mio stupore quando, nel pomeriggio, alla domanda riguardo a come fosse andato il tema, mia figlia rispose:

“Bene, però l’insegnante, vedendo il mio dizionario dei sinonimi e contrari, mi ha detto che per questa volta avrei potuto usarlo, ma che alla maturità non sarà ammesso”.

“Scusa?! In che senso, alla maturità non sarà ammesso?”

“Sì, ha detto che lì si può portare solo il dizionario della lingua italiana”.

Sono rimasta senza parole – fatto, per me, alquanto insolito – e ho provato il sincero dispiacere di essere stata io a suggerire a mia figlia di portare a scuola uno strumento “proibito”.

La memoria è corsa ai miei temi e al mio esame di maturità classica. Sono certa di aver avuto la possibilità di utilizzare il dizionario dei sinonimi e contrari in quella occasione e, come me, tutti i compagni. Un divieto, al riguardo, non esisteva.

E allora ho avviato una ricerca in rete, per capire quanto fondata fosse l’affermazione dell’insegnante di mia figlia e cosa trovo? Che è proprio così: in vista degli esami di maturità del 2022, il Ministero dell’Istruzione, pochi giorni prima della prova scritta di italiano, chiarisce che è consentito l’uso del dizionario italiano e del dizionario bilingue per i candidati di madrelingua non italiana. I dizionari dei sinonimi e dei contrari non potranno quindi essere utilizzati.

La notizia si può leggere qui.

 

Quali sono le ragioni?

 

È questa una decisione recente, perché ancora nel 2019 una pronuncia chiarificatrice del Ministero in tal senso non risulta esserci stata, tanto è vero che allora la decisione sulla liceità dell’utilizzo di tale dizionario fu lasciata alle singole commissioni d’esame, come riportato in questo articolo

Confesso di non capire le ragioni di tale divieto, anzi di ritenerle proprio discutibili.

Qual è il motivo per cui non sia lecito usare questo strumento? È considerato un’agevolazione eccessiva? Si pensa, forse, che con una possibilità del genere allora tutti sono capaci a scrivere? Perché se è questo il presupposto, allora forse si ha un’idea un po’ riduttiva della scrittura.

Tutti, infatti, disponiamo di un dizionario dei sinonimi e contrari, se non nella versione cartacea almeno in quella on line, perché internet offre parecchie versioni al riguardo. Quella della Treccani, ad esempio, è una, tuttavia questo strumento, da solo, non basta a scrivere bene. Basta guardarsi un po’ in giro per rendersene conto.

 

Cosa serve per scrivere bene?

 

La scrittura è un’arte con le sue regole e i suoi strumenti, eppure anche quando si conoscono e si applicano in maniera corretta e ineccepibile, ancora non è detto che il testo prodotto risulti oggettivamente buono.

Cercare un sinonimo per evitare di ripetere la stessa parola in un tema è un gesto intelligente che denota l’attenzione dello scrivente nei confronti del testo che sta componendo, nonché riguardo per la persona che andrà a leggerlo. Ben venga la volontà di farlo.

Chi scrive testi per lavoro, e non parlo solo di narrativa, ma anche di saggistica, giornalismo, manualistica, fino ad arrivare ai singoli post sui social, alle e mail o ai curricula vitae, dovrebbe dimostrare sempre la stessa cura. Al di fuori della prova di esame di maturità, nella vita di tutti i giorni, il dizionario dei sinonimi e contrari è uno strumento ammesso, anzi consigliato. Sempre, tranne che alla maturità.

Vietarlo significa, però, ridurre la composizione scritta a una prova attitudinale, relegare la scrittura a un puro esercizio di stile, a una sterile verifica delle competenze, quando dovrebbe rappresentare, invece, la migliore occasione per un/una giovane di comunicare sé stesso/a e di partecipare a un dibattito esprimendo la propria opinione nel modo migliore.

 

La petizione degli studenti del 2022

 

Circa un anno fa fece scalpore la petizione che alcuni studenti scrissero e diffusero sui social, in cui chiedevano l’eliminazione delle prove scritte agli esami di maturità 2022. In quella sede gli esami scritti venivano definiti “pleonastici”.

Commentando la notizia, espressi una certa amarezza nel constatare che, pur avendo alle spalle un percorso scolastico di almeno 12/13 anni tra scuole elementari, medie e superiori, non si fosse ancora radicata in quei giovani la convinzione che potersi esprimere per iscritto fosse un’opportunità straordinaria e non solo una prova d’esame. Ebbi la sensazione che, con quegli studenti, il senso stesso della scrittura non fosse riuscito a passare. Perché è questo il punto: da un percorso di studio bisognerebbe uscire avendo almeno compreso che cosa significa scrivere, quale strumento potente di comunicazione e di indagine di sé e del mondo possa essere la scrittura, quali ne siano le tecniche e i ferri del mestiere. E il dizionario dei sinonimi e contrari è senz’altro uno di questi strumenti.

 

Il senso della scrittura

 

La difficoltà, nello svolgimento di un tema, sta nel comprendere l’oggetto della traccia, centrare l’argomento, organizzare il discorso, strutturarlo in modo logico e coerente. Il concetto, che mi piacerebbe emergesse, è che la scrittura è forma e contenuto, comunicazione e personalità.

Vietare agli studenti, in sede d’esame, uno strumento di cui tutti gli scrittori, anche quelli con la S maiuscola, possono avvalersi quando compongono i propri testi, significa non riconoscere alla scrittura il valore e la funzione che le sono propri.

Comincio a capire un po’ di più, sebbene non a condividere, il motivo della petizione degli studenti di un anno fa che, curiosamente, è nata nello stesso periodo in cui il Ministero dell’Istruzione ha dichiarato inammissibile l’uso del dizionario dei sinonimi e contrari durante la prova scritta di italiano. Entrambi – studenti e Ministero – non hanno capito che cosa significhi scrivere e soprattutto che cosa voglia dire scrivere bene.

 

P.S.: Il dizionario dei sinonimi e dei contrari della foto è il mio e i segni del massiccio uso che ne faccio da sempre se li porta tutti addosso.

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