Fabula e intreccio: teoria e significato

 

Fabula e intreccio sono due termini attinenti alla teoria dei testi narrativi con un significato autonomo ben preciso.

Riguardano entrambi il contenuto di una narrazione, ma mentre la fabula sta a indicare lo svolgimento di una vicenda tenendo conto dell’ordine logico-temporale in cui si susseguono i fatti, l’intreccio riguarda piuttosto il modo in cui l’autore sceglie di montare e raccontare le scene della storia che intende comunicare.

Si potrebbe dire, quindi, sintetizzando al massimo, che la fabula è il racconto oggettivo di ciò che accade, mentre l’intreccio quello soggettivo.

Quando si riassume verbalmente o per iscritto il contenuto di un libro, se ne restituisce la fabula. Anche quando gli autori stilano la sinossi per presentare la propria opera a un editore o a un agente letterario, raccontano la fabula di ciò che hanno scritto. In quella sede, infatti, c’è bisogno di esporre l’intero corpo della vicenda. Ciò che occorre far arrivare ai destinatari è la coerenza dell’idea e di tutti i suoi passaggi. La trama, cioè, deve reggere e, per poterlo appurare, è necessario descriverla seguendo l’ordine cronologico delle sequenze.

Nel momento in cui si passa alla narrazione vera e propria, vale a dire alla stesura del racconto rivolto a un pubblico di lettori o ascoltatori, il discorso allora cambia. Lo scopo che si vuole ottenere non è più soltanto quello di comunicare le dinamiche di una storia, ma piuttosto di affascinare e coinvolgere i destinatari della stessa.

Li si vuole ammaliare, emozionare, portare altrove nella dimensione dell’immaginario e dell’immaginifico.

In fondo, si scrive e si legge narrativa proprio per questo.

 

Il peso della forma e il ruolo del contenuto

 

Di fronte a una lettura che mi entusiasma e mi fa dichiarare senza dubbio di trovarmi in presenza di un libro buono se non, addirittura, ottimo, mi chiedo spesso quali siano le ragioni che me l’abbiano fatto piacere così tanto. Sono rimasta catturata dalla storia? Dai personaggi? O forse sono la prosa e le scelte stilistiche dell’autore ad avermi folgorato?

Quale elemento, fra i tanti che occorrono per dare vita a un libro davvero degno di questo nome, ha prevalso sugli altri tanto da far meritare a quel titolo un posto d’onore tra le letture significative della mia vita?

Va da sé che riuscire a rispondere a questa domanda mi consentirebbe, come autrice, di lavorare su quel particolare requisito tecnico e magari produrre a mia volta un’opera altrettanto buona.

Si tratta quindi di un interrogativo davvero importante, non solo per chi, come me, ama anche scrivere, ma in generale per qualsiasi lettore che non si accontenti di incappare per caso in libri meravigliosi, bensì desideri indagare la natura della propria passione e alimentarla con una consapevolezza sempre maggiore.

 

Fabula e intreccio solidi e originali

 

Questa domanda devono essersela posta anche Mallarmé e Valéry, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento quando “affermarono il primato della costruzione formale sulla mera oggettività dei contenuti” [1]; dopo di che, a partire dal 1915, i formalisti russi per voce di Tomaševskij definirono l’intreccio la “distribuzione in costruzione estetica degli avvenimenti dell’opera”, vale a dire il racconto vero e proprio, così come lo scrittore ce lo presenta [2].

Alla luce della definizione di fabula e intreccio che ho dato prima e del parere dei formalisti riportato adesso, si può ben dire allora che il valore letterario di un racconto poggia sì su di un contenuto solido e interessante, ma si manifesta soprattutto attraverso il modo originale con cui l’autore sceglie di narrarlo.

Ciò significa che la stessa storia potrebbe non destare alcun interesse oppure affascinare un vasto pubblico a seconda di come sia costruita.

Ma che cosa significa, nello specifico, costruire una storia?

Significa ordinare le scene in modo da generare curiosità e attenzione, vuol dire tenere sulla corda il lettore, preparare con sapienza il terreno prima di rivelare il nucleo della vicenda.

Uno dei sistemi più usati per raggiungere lo scopo è giocare con le sequenze temporali: anticipare, posticipare, alternare, mescolare oppure intrecciare episodi e momenti diversi della narrazione per creare tensione e aspettativa.

 

 

[1] Si veda A. Marchese, Dizionario di retorica e di stilistica, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, alla voce “formalismo”.

[2] Ibidem, alla voce “intreccio”.

 

Fabula e intreccio: l’esempio di Qualcuno con cui correre

Un esempio significativo di come l’intreccio risulti determinante per catturare l’attenzione del lettore e accattivarsene il favore è senz’altro Qualcuno con cui correre di David Grossman [1]

Questa la fabula: Assaf è un sedicenne che in estate, per guadagnare qualche soldo, lavora presso il municipio di Gerusalemme, dove un giorno gli viene assegnato un incarico insolito, trovare il padrone di una cagna smarrita, di nome Dinka, a cui far pagare una multa. Sarà lo stesso animale che, correndo per le strade della città, porterà il ragazzo sulle tracce della proprietaria Tamar, una giovane ribelle, determinata a salvare il fratello dal brutto giro di droga in cui si è cacciato e ad aiutarlo nella disintossicazione.

La vicenda che riguarda Tamar si colloca, da un punto di vista cronologico, un mese prima di quella che coinvolge Assaf, ma l’autore sceglie di raccontarle a capitoli alterni, come se fossero contestuali. Questo implica che la cagna Dinka, trait d’union fra i due ragazzi prima ancora che si incontrino e uniscano le loro vite, compare sempre nel racconto, anche se la logica vorrebbe che nel momento in cui l’animale è con il giovane, non possa comparire accanto alla sua padrona.

Il lettore è chiamato a fare i conti con questo scarto temporale, a riordinare le sequenze mentre le viene a conoscere, a vincere lo straniamento iniziale in cui percepisce che la vicenda non sta seguendo un filo logico oggettivo. Il suo compito, quindi, è quanto mai attivo, compartecipe a quello dell’autore che si è inventato un intreccio così particolare. Ma è proprio da lì che passa la seduzione del romanzo: dal modo in cui è stata costruita la trama.

Il che, se vogliamo, è qualcosa di molto rassicurante, perché se è vero che le storie ormai sono già state raccontate tutte, i modi di strutturarle invece restano infiniti, a conforto di chi ancora sente il desiderio di dedicare la propria vita all’arte della narrazione.

 

[1] D. Grossman, Qualcuno con cui correre, Oscar Mondadori, 2002, traduzione di Alessandra Shomroni.

 

 

Foto articolo: congerdesign da Pixabay

 

 

 

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