Come sono arrivata a leggere Coraline

 

Sono arrivata a procurarmi e a leggere Coraline di Neil Gaiman, famoso autore di libri per bambini e ragazzi, per vie traverse, passando cioè dalle parole pronunciate dallo scrittore, nel 2013, alla Conferenza annuale sulla promozione delle migliori idee in campo letterario, tenutasi a Londra, presso il Barbican Centre, il più grande centro teatrale d’Europa.

In quella sede Gaiman esprimeva una serie di concetti sul senso della lettura, delle biblioteche e della letteratura per i più giovani, che mi ha colpito e fatto ragionare a lungo.

L’intervento s’intitolava Perché il nostro futuro dipende da biblioteche, lettura e sogni ad occhi aperti e con un titolo così non poteva non attirare la mia attenzione. Terminato l’estratto sul blog, c’era la possibilità di navigare al testo integrale del discorso, cosa che ho fatto senza indugio (se vi capita, fatelo anche voi, ne vale la pena).

 

Libri per bambini tra buoni e cattivi

 

Condivido il 95% dei concetti espressi in quell’occasione da Gaiman, ma era la difficoltà di accettare anche il restante 5% che mi ha fatto scattare il desiderio di approfondire e di andare dritta alla fonte. In qualità di autore per l’infanzia e l’adolescenza, non è forse, Gaiman, un addetto ai lavori e anche fra i più gettonati? E allora bisognava solo andare a leggere qualcosa di suo per cercare di capire meglio e di più.

Prima di addentrarmi nelle considerazioni relative a Coraline, lasciatemi però dire quale fosse il concetto espresso da Gaiman che mi creava qualche problema di accettazione incondizionata.

Riporto un passaggio del suo discorso:

 

Non credo esista qualcosa come un cattivo libro per bambini. Ogni tanto diventa di moda tra alcuni adulti additare un sottoinsieme di libri per bambini, un genere, forse, o un autore, e dichiararli cattivi libri, libri che si dovrebbe impedire ai bambini di leggere. L’ho visto succedere più e più volte[…].

Sono fesserie. Snobismo e stupidità. Non ci sono cattivi autori per bambini che ai bambini non piacciano o che non vogliano leggere e cercare, perché ogni bambino è diverso.

Non scoraggiate i bambini dalla lettura perché pensate che stiano leggendo la cosa sbagliata. La narrativa che a voi non piace è una strada verso altri libri che potreste preferire.

 

Libri per bambini: vanno sempre bene?

 

Ripeto, sono quasi del tutto d’accordo con quanto asserito da Gaiman, anzi, come autrice mi verrebbe persino da dire che il discorso non fa una piega, ma come madre di tre figlie, due ormai maggiorenni e la terza in piena adolescenza, mi sento di precisare che non ritengo che sia sempre giusto lasciare che i bambini e le bambine leggano incondizionatamente tutto quello che scelgono e desiderano per il solo fatto che a loro piace. Ancora meno (e qui la perplessità si trasforma in vibrata protesta) che vengano loro proposte/imposte letture dai contenuti forti, premature rispetto alla loro sensibilità e grado di evoluzione.

E capita – credetemi – capita che a volte le letture di cui sopra vengano assegnate a scuola come compito su cui poi intessere discussioni o svolgere relazioni.

 

Rispondo con onestà, ma solo su richiesta

 

Non ho mai mentito alle domande che, durante l’infanzia, le mie figlie, a turno, mi hanno posto riguardo ai più svariati argomenti. Ho sempre pensato che quando un bambino/a è abbastanza maturo da esprimere a parole una curiosità o un dubbio, lo è altrettanto per ricevere la giusta risposta, ovviamente commisurata al genere del quesito sollevato e alla modalità con cui è stato manifestato. Il mio sforzo è sempre andato nella direzione di trovare le parole più adatte per raccontare la verità. Ma non ho mai fornito spiegazioni non richieste, ho sempre cercato di replicare onestamente senza andare oltre. L’oltre avrebbe potuto essere troppo e, magari, sarebbe arrivato, tempo dopo, sotto forma di un’altra domanda.

Trovarsi tra le mani un libro che va oltre non penso sia una buona cosa e, proprio perché “ogni bambino è diverso”, lo stesso libro assegnato ad un’intera classe potrebbe non sortire in tutti i lettori e le lettrici la stessa reazione.

 

E se il libro lo sceglie il bambino?

 

Sì, ma se a scegliere il libro è proprio lo stesso bambino, se è lui ad andarlo a cercare, non equivale questo al porre una domanda a cui il libro potrebbe dare la risposta? Forse, ma le parole che la forniscono potrebbero non essere adatte e qui – penso – che un genitore abbia il diritto di intervenire opponendosi a che il figlio lo legga in troppo tenera età.

Sappiamo tutti, è vero, che il senso del proibito acuisce la voglia di trasgredire, ma è pure giusto che i genitori facciano la loro parte, provando, per lo meno, ad esercitare il ruolo di guida.

 

Il “caso” Coraline: la trama

 

Ma veniamo a Coraline.

È un romanzo breve, di chiara matrice horror e racconta la storia di Coraline, ragazzina di 11 anni, che, oltrepassando la quattordicesima porta di casa, quella che, in teoria, non avrebbe dovuto portare da nessuna parte e che le è stato ordinato di non varcare, si ritrova in un mondo parallelo, in una casa del tutto uguale alla sua, abitata da genitori identici ai suoi. Ma c’è un dettaglio che non combacia: i nuovi mamma e papà, al posto degli occhi, hanno, cuciti sul viso, un paio di bottoni. Coraline sarà accolta dall’altra madre con estrema cordialità, la donna ripeterà più volte nel corso del racconto che le vuole bene. Totale disponibilità e pranzi squisiti sono i mezzi di cui si avvale per dimostrarglielo e per irretirla, con la promessa che tutte quelle attenzioni le saranno assicurate ancora, se sceglierà di abitare per sempre con lei e a patto che si faccia cucire due bottoni al posto degli occhi.

Coraline non si casca e se ne va da dove è arrivata, ma quando fa ritorno nella casa originaria si accorge che ormai è vuota: i suoi genitori non ci sono più. Capisce, così, che l’altra madre li ha rapiti insieme ad altri bambini che, prima di lei, sono entrati in quella dimensione e che ormai la terribile donna ha ucciso, intrappolando la lora anima in luoghi diversi della casa. L’avventura di Coraline si può dire che cominci qui, con il bisogno di liberare i propri genitori, le anime dei bambini morti e persino se stessa, il che la porterà ad affrontare molte paure e non pochi, terrificanti incontri, che hanno tutti il sapore e l’aspetto degl’incubi più inquietanti.

 

L’abilità narrativa di Neil Gaiman

 

Questa, a grandi linee, la trama. Gaiman è bravo nel condurre la narrazione: semplice, dritta, essenziale, però mai laconica. Scrive tutto quello che c’è da sapere con una fluidità tale che sembra quasi di non stare leggendo, ma di ascoltare il racconto direttamente dalla sua voce. Si rimane legati al libro, quasi come Coraline all’altra casa.

Non trapela nessun suggerimento di significato alternativo, di chiave interpretativa che vada oltre la metafora, di monito o di insegnamento per il lettore.

Solo una storia.

E questo è senz’altro un grande pregio.

 

Il senso del racconto

 

Un pregio che ha scatenato una ridda di discussioni su quello che, in effetti, dovrebbe essere il senso del racconto. Le ipotesi non si contano e Gaiman si è guardato bene dall’esprimersi a favore dell’una o dell’altra, rivendicando il diritto delle storie a rimanere semplicemente tali senza che per forza si debba cercare un sottotesto univoco.

Pregio al quadrato.

 

Qual è il target di Coraline?

 

E allora, tutto bene?

Fino a un certo punto.

Coraline è un buon libro, scritto bene, avvincente. La protagonista, come già detto, ha 11 anni dunque, per il noto principio che i bambini tendono a provare maggiore attrazione per i personaggi che sono di almeno un anno più grandi di loro, il racconto si rivolge a lettori dai 10 anni in su. È infatti questo il target di età riportato come ideale nei principali canali della distribuzione.

Io, però, userei qualche cautela in più. Dieci anni vuol dire ancora scuola primaria (quarta/quinta elementare) e francamente mi sembra un po’ presto per un libro così.

Al punto da vietarne la lettura prima dell’adolescenza? No, non fino a questo punto. Coraline rientra nel novero di quei libri che sì, hanno tinte forti e richiedono un lettore abituato e amante del genere: non lo metterei io nelle mani di un bambino, ma non glielo strapperei scandalizzata se glielo trovassi già aperto davanti.

 

Libri per bambini ed età di riferimento

 

La questione, tuttavia, rimane, anche perché altri libri, invece, sono ancora più discutibili di questo e mentre alcuni hanno per lo meno l’onestà di non indicare in copertina un’età di riferimento, lasciando intendere di trovarci ormai nel campo delle letture adulte, altri ne riportano impresse alcune che rappresentano, per chi li acquista, una sorta di guida rassicurante, a cui affidarsi per regalare o invitare alla lettura i propri figli o i loro amici.

E a volte ci si imbatte in sorprese tutt’altro che gradevoli.

I lettori, come ben ricorda Daniel Pennac nel suo Come un romanzo, hanno una serie di diritti, tra cui anche quello di “leggere qualsiasi cosa”, ma i bambini possono già dirsi lettori fatti e finiti o non, piuttosto, in costruzione?

 

 

Foto di Sabrina Eickhoff da Pixabay

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