Ogni giorno di David Levithan

 

Gli ingredienti che fanno di un romanzo un buon romanzo sono parecchi, ciascuno indispensabile: innanzitutto ci deve essere alla base una storia che funzioni, poi personaggi capaci di lasciare il segno, quindi una struttura robusta e insolita, il tutto condito con una forma linguistica corretta, scorrevole e originale.

Insomma, oltre a dimostrare di padroneggiare bene la scrittura, bisogna sapersi muovere agilmente anche tra fabula e intreccio, delle cui differenze e caratteristiche ho già avuto modo di parlare in un articolo specifico, che puoi trovare qui.

Questa volta mi soffermo, invece, sui personaggi e, in modo particolare, sul modo di trattarne la descrizione.

L’occasione è fornita da un romanzo per ragazzi (Young adult), letto di recente, e che fin da subito mi ha colpito proprio per il ruolo che l’autore ha saputo attribuire alla presentazione dei diversi soggetti che si alternano sulla scena. E ti assicuro che sono davvero tanti.

Il libro s’intitola Ogni giorno, scritto dallo statunitense David Levithan, pubblicato in Italia nel 2013 per Rizzoli, nella traduzione di Alessandro Mari.

Difficile attribuirgli un genere narrativo perché, se è vero che il romanzo si basa su un presupposto che sa di fantastico, se non addirittura di fantascientifico, in realtà racconta una storia d’amore e di scoperta di sé, pone parecchi interrogativi esistenziali e solleva non pochi dubbi, lasciando al lettore il compito di darsi risposte, se crede di averne.

Nel 2018 è uscito anche il film con lo stesso titolo per la regia di Michael Sucsy.

Questo il trailer.

E nel 2019, sempre per la penna di David Levithan e per Rizzoli editore, è stato pubblicato il seguito del romanzo, intitolato Il nostro giorno, ma questa volta con la traduzione di Chiara Codecà.

 

Un incipit che spiega e cala subito nella storia

 

Ma veniamo a Ogni giorno. Ecco l’incipit:

Giorno 5994

Mi sveglio.
Devo immediatamente capire chi sono. E non mi riferisco al corpo. Non basta aprire gli occhi e scoprire se la carnagione del mio braccio è chiara o scura, se ho i capelli lunghi o corti, se sono grasso o magro, maschio o femmina, se ho cicatrici o una pelle liscia e vellutata. Il corpo è la cosa più semplice a cui adattarsi, quando si è abituati ad averne uno nuovo a ogni risveglio.
È la vita, il contesto attorno al corpo, che a volte è difficile comprendere.
Ogni giorno sono una persona diversa. Sono me stesso – so di essere me stesso – ma nello stesso tempo sono qualcun altro.
È sempre stato così.

In queste poche righe l’autore dice già molto di ciò che rappresenterà il filo rosso del romanzo: il protagonista, che scopriremo subito dopo essere un’entità indefinita di nome A, non ha corpo ed è costretto tutte le mattine a svegliarsi in quello di una persona sempre diversa. Gli unici due fattori comuni a queste sue trasmigrazioni nei corpi altrui sono l’età dei soggetti in cui si ritrova a vivere per un giorno, tutti suoi coetanei, cioè sedicenni, e l’area geografica che è sempre grosso modo la stessa. 

 

Storia d’amore impossibile 

 

La storia vera e propria ha inizio quando A, nel corpo di Justin, conosce la ragazza di quest’ultimo, Rhiannon, e ne rimane folgorato. Trascorre l’unica giornata che gli è concesso di vivere con lei, ma nei giorni successivi, intrappolato nei corpi dei diversi ragazzi e ragazze in cui è costretto a trasferirsi di continuo, non può fare a meno di tornare da Rhiannon, anche solo per vederla da lontano. Finché un giorno non le racconterà il proprio segreto. La ragazza, dopo un iniziale sconcerto, gli crede e accetta di incontrarlo giornalmente, a prescindere dal suo aspetto. I due finiranno con l’innamorarsi e con l’ammettere che portare avanti una relazione del genere è pressoché impossibile. Tanto più che qualcuno, a un certo punto, si accorgerà dello strano destino di A e prenderà a complicargli l’esistenza.

Evito con cura di andare oltre con la trama per non rivelare troppo. Quello che conta segnalare qui, piuttosto, è il numero straordinario di ragazzi e ragazze che si alternano sulla scena, seppure nel ruolo di personaggi occasionali e di passaggio. Tuttavia, di ciascuno di loro, Levithan è costretto a fornirci le generalità nonché una descrizione precisa. Sì, perché sapere chi sia e che aspetto abbia A ogni mattina è essenziale ai fini della vicenda, anzi è sostanza della stessa.

La descrizione dei personaggi diventa, in un certo senso, protagonista dello sviluppo narrativo.

 

Ogni giorno personaggi nuovi da descrivere

 

Ed è proprio questo il punto. Chi scrive sa bene quante insidie si nascondano dietro a descrizioni puramente elencatorie di ambienti o persone: rischiano di trasformarsi in vere e proprie cadute narrative. Ne ho parlato qualche tempo fa nell’articolo Le descrizioni nei romanzi: che senso hanno? 

Nel caso dei personaggi, poi, il rischio può diventare ancora maggiore se l’autore si sofferma sulle loro fattezze fisiche oppure indugia nel raccontarci vizi e virtù, personalità e caratteri. Procedere in questo modo significa contraddire una delle regole più note della scrittura creativa, che impone di mostrare e non raccontare, ovvero Show, don’t tell.

Sulla descrizione vince l’azione, sulle spiegazioni la capacità di creare immagini evocative.

Quando leggiamo un romanzo o un racconto, non amiamo che ci venga detto tutto: vogliamo avere il diritto di formarci un’opinione personale in base agli indizi forniti dall’autore.

E allora come si fa a raccontare?

Si creano immagini e si forniscono strumenti al lettore affinché deduca da solo il carattere di chi è in scena o l’atmosfera che suscita un determinato ambiente o situazione.

Nel caso di Ogni giorno, invece, le informazioni che la regola vorrebbe fossero desunte dal lettore e nascoste con saggezza tra le pieghe del racconto, diventano palesi ed è giusto che sia così, perché costituiscono l’idea di base, quella su cui la storia si fonda e restituisce il proprio significato.

Mi sono resa conto, come lettrice, che scoprire a ciascun cambio di capitolo in quale nuovo corpo si ritrovasse A ogni mattina e conoscerne i dettagli stuzzicava la mia curiosità, anziché reprimerla, apriva una finestra su nuove possibilità, creava aspettativa. È proprio la molteplicità di vite, personaggi e descrizioni a costituire il sale del racconto.

 

Ogni giorno la stessa voce narrante

 

Ottima è risultata anche la scelta operata da Levithan riguardo alla voce narrante utilizzata nel romanzo. L’autore usa la prima persona singolare, attribuendola ad A, ovvero all’unico personaggio che non ha un’identità propria e che quindi sembrerebbe il meno indicato a pronunciare il pronome “io”. Paradossale in un contesto in cui la descrizione ha un ruolo così enfatizzato, come abbiamo visto.

In pratica il lettore accetta di conoscere la storia e i suoi protagonisti attraverso il punto di vista di un personaggio senza volto, ma con il quale non fa fatica a empatizzare fin da subito. E questo, a ben vedere, ha dell’incredibile, perché costringe a interrogarsi su quali siano davvero i fattori costituitivi e quali quelli accessori non solo del personaggio letterario in oggetto, ma degli esseri viventi tutti. 

 

 

 

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