Quella fregola di voler andare per forza al Salone del Libro

 

Martedì 19 ottobre 2021

Ieri sono andata al Salone del Libro di Torino, SalTo per gli amici.

Non era la prima volta ma, stando alla fregola che nelle scorse settimane mi ha preso di volerci essere a tutti i costi anch’io, sembrava invece di sì.

Reazione alla paralisi cui ci ha costretto recentemente la pandemia? Voglia di tornare a partecipare ad eventi collettivi? Desiderio di riappropriarsi dell’esistenza?

Non so, forse un po’ tutte queste cose insieme e anche motivazioni più intime e personali che riguardano vecchie domande sul significato della mia vita, che di tanto in tanto tornano ad affacciarsi alla coscienza, interpellandola e spingendomi fuori dalle mura domestiche.

Fatto sta che ieri ero là, a sentirmi parte di un mondo di persone che, per un verso o per l’altro, amano, lavorano o hanno a che fare con i libri e vorrei poter dire di essermi sentita a casa, ma non è stato proprio così.

 

La grande balena dello spazio Lingotto Fiera

 

La verità è che sono rimasta frastornata, fagocitata da una balena gigante, che è lo spazio Lingotto Fiera, organizzato bene – per carità – ma tanto, troppo abbacinante.

Ho perso il senso della misura, avevo il fiato corto, le direzioni si sono confuse, il tempo è rotolato via, ma a cavallo dell’ansia. Credo di essermi persa qualche stand che sarebbe valsa la pena di vedere, ho sudato e guardato alle migliaia di libri esposti chiedendomi quante vite sarebbero occorse per poterne leggere almeno la metà e che senso abbia scriverne ancora. Mi ha sfiorato per un attimo la sensazione di aver fatto male ad andare.

 

La visita al Salone del Libro cambia registro

 

È cambiato tutto soltanto quando ho incontrato l’amico e illustratore Bruno Testa, presente allo stand di edizioni Astragalo, con cui più di una volta ho condiviso e realizzato progetti di lavoro interessanti e pieni di passione. Allora lì, mentre parlavo con lui, suggerivo idee e ne ricevevo altre in risposta, ho capito perché avesse senso esserci e, più in generale, partecipare ad eventi come quelli.

Il Salone del Libro come luogo di relazione, scambio e progetti, come fucina dove ribollono entusiasmi e si rinvigorisce la convinzione che i libri restano pur sempre i testimoni della nostra umanità, scrigni di memoria, veicolo di cultura. Luogo di sana contaminazione in cui capisci che sì, c’è bisogno di confrontarsi per riconoscersi e trovare la propria linea non solo editoriale, ma stilistica e di valore su tutti i fronti.

Sapere che cosa non ti appartiene, dove non ti senti a posto, quando e quanto differisci dal mondo che ti circonda, serve a ricalcolare il percorso e aggiustare il tiro.

Ho aperto un’infinità di libri, ne ho letto gli incipit, i risvolti, gli strilli di quarta, ho portato a casa cataloghi di editori e appunti su cui riflettere. Ho scattato alcune foto agli stand più originali, ma è curioso che oggi, mentre son qui a riguardare immagini e a rileggere parole della visita di ieri, la foto su cui indugio e che più riconosco come emblematica dell’esperienza sia questa:

 

 

L’ho scattata allo stand di Einaudi editore, era un poster appeso su di un lato non particolarmente in vista, in direzione dell’uscita. Mi ha colpito e prima che avessi il tempo di ragionare, ho tirato fuori il cellulare e l’ho immortalato. E oggi sono qui a riguardarmelo con una consapevolezza nuova.

 

Salone del Libro: perché è stato importante esserci

 

La vita è un cammino, si sa, e siamo abituati a credere che sia costituito da passi tutti tesi e dritti verso la meta, meglio se veloci: ha più successo chi arriva prima oppure chi va più lontano. In ogni caso se ne fa sempre una questione di misura, di tempo o di spazio.

Si sottovalutano le soste, a volte persino le si maledice perché rallentano la marcia o ci fanno perdere occasioni. Se poi qualcuno si ferma, be’, lo si guarda come chi non ce l’ha fatta o non ce la fa più.

E se invece fosse uno che ha trovato il proprio posto e ha deciso di abitarlo?

Non so voi, ma io baratterei volentieri la smania di continuare a rincorrere asticelle che si spostano sempre più in là, con la pace di sentirsi bene per come e dove si è, consapevoli di stare facendo bene quello che siamo capaci di fare. E allora sì, andare al Salone del Libro è stato utile e importante, ma non per le ragioni che pensavo lo fosse.

 

 

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