Siamo come scintille, un romanzo trasversale

 

Siamo come scintille è un romanzo di Luigi Garlando, edito da Rizzoli, destinato a preadolescenti, ma sarebbe un errore pensare che possa piacere solo a loro. Storia, intreccio e una scrittura pregevole lo rendono una lettura godibile anche per gli adulti. Inoltre, l’uso sapiente di registri linguistici diversi, a seconda del narratore che racconta in prima persona la storia, permette a lettori di età anche molto diversa di immedesimarsi in almeno uno dei due protagonisti, per il quale si finisce inevitabilmente per parteggiare. La poesia assurge a protagonista della trama, scelta coraggiosa, ma vincente.

 

Pubblico giovane e consigli di lettura

 

Quando si ha a che fare con un pubblico di lettori ideali dagli 11 in su, l’adulto che dispensa consigli di lettura tende a perdere di credibilità in partenza. La sua lontananza anagrafica dall’età di coloro cui desidera parlare gli viene imputata come colpa o, nel migliore dei casi, come mancato requisito per poter essere preso in considerazione.
Questa diffidenza non è nuova né così difficile da comprendere, perché l’adolescenza è l’età in cui, più di ogni altra, si desidera smarcarsi dalle generazioni precedenti e successive alla propria.

Molte volte, noi adulti, questa chiusura del mondo preadolescenziale e giovanile ce l’andiamo un po’ a cercare, con il nostro atteggiamento saputo e i consigli non richiesti, con il tono inquisitorio delle frasi e la sindrome del maestro che appena parla, deve sempre insegnare qualcosa. Ma spesso si tratta di una difesa preventiva, messa in atto dai più giovani per evitare il contraddittorio.
Con premesse del genere c’è il rischio che il consiglio di lettura subisca l’effetto boomerang e che il libro in oggetto sia ricercato, quando è stroncato, e ignorato, se caldeggiato.

 

L’importanza di suggerire una valutazione critica

 

Eppure un lavoro di valutazione ragionata dei testi di narrativa, a qualsiasi età siano rivolti, vale sempre la pena di impostarlo, perché è giusto sottolineare gli elementi di pregio e gli aspetti oggettivamente deboli rilevabili in un libro a livello di forma e di struttura.
Basilari elementi di critica letteraria che penso siano utili anche a chi, magari per partito preso, non accetta consigli da boomer, ma che è giusto venga messo al corrente di quali e quanti elementi concorrano a rendere un libro una buona o una cattiva lettura, a prescindere dalla forza che può possedere la sua storia e dal gusto personale che, da sempre, non si discute.

È allora con questo tipo di sguardo che intendo prendere in esame Siamo come scintille di Luigi Garlando, romanzo per ragazze/i a partire dalle scuole medie, letto a inizio estate e degno, per quanto mi riguarda, di essere preso in considerazione per più di un aspetto. Qui di seguito analizzo i principali.

 

Siamo come scintille: trama originale e ben costruita

 

Alla base del romanzo c’è una storia originale che strizza l’occhio a due generazioni, perché due sono i protagonisti principali della narrazione. Da una parte la sedicenne Andrea, detta Scià, diminutivo di Shadow (ombra), famosa instapoet da due milioni di follower, ovvero una ragazza che posta su Instagram i propri componimenti poetici, ma che non si è mai palesata, rimanendo appunto nell’ombra. Dall’altra Gregorio, Greg per gli amici, scrittore cinquantenne che, dopo un exploit narrativo in età giovanile, vero e proprio miracolo editoriale, non ha più scritto nulla di rilevante e bazzica i salotti televisivi dando libero sfogo al proprio sarcasmo e vis polemica, potendo contare su un’indiscutibile simpatia e solide conoscenze letterarie.
Due mondi molto distanti, che s’incontrano professionalmente perché in occasione del Tour estivo di musica e poesia in giro per l’Italia, in cui Scià per la prima volta si mostrerà e reciterà in pubblico i propri versi, a Greg viene proposto di scrivere il libro dell’esperienza in qualità di ghostwriter (strapagato).
Un maturo e colto scrittore fantasma che produce il libro di una giovane poetessa ombra, pronta a uscire allo scoperto. Sembra che non ci sia nulla di più improbabile di un sodalizio come questo, eppure tra Greg e Scià nascerà un’amicizia sincera, da cui entrambi usciranno diversi e più consapevoli e dove la poesia costituirà il terreno comune che consentirà loro di confrontarsi senza filtri.
Questo il plot del romanzo, a cui si aggiunge una sottotrama per entrambi i personaggi di natura sentimentale.
Insomma, un intreccio ben congegnato che poggia su una fabula coinvolgente e acquisisce una forza ancora maggiore grazie all’abilità con cui l’autore maneggia la scrittura.

 

Forma e linguaggio: un libro scritto bene

 

Ne ho avuto percezione fin da subito: Siamo come scintille è un libro che si fa apprezzare, e tanto, per il modo in cui è scritto, vale a dire per l’attenzione e la cura che Garlando ha riservato sia alla scelta lessicale, sia ai costrutti sintattici, mai scontati o banali.
Un autore che, pur scrivendo per ragazzi e ragazze, non piega il proprio stile alla logica diffusa secondo cui il target di riferimento sembrerebbe esigere frasi brevi ed essenziali. Qui, infatti, la forma è ricca: breve e sintetica dove serve dare un’accelerata, più ariosa e articolata quando vale la pena soffermarsi con attenzione su ciò che si sta raccontando. E poi s’incontrano metafore e similitudini originali che lanciano ami ai lettori, richiedono una decodificazione immediata e contribuiscono a consolidare l’intesa tra chi scrive e chi fruisce di quella scrittura.
Un modo di procedere “adulto”, che onora il piacere della lettura, perché è anche dalla bellezza del periodare che si trae godimento e non soltanto da una trama avvincente e ben condotta, che pure troviamo anche qui.

 

Tra lirismo e ironia

 

Per rendere, ad esempio, l’atmosfera soffusa che si respira in una stanza, l’autore scrive:
“La luce del fuoco è un ragno stanco che non riesce ad arrampicarsi fino al soffitto.”

Mentre la camminata notturna della protagonista per le vie di Roma diventa:
“Una passeggiata lunga e lenta come un fiume, tra silenzi e parole quasi sussurrate, in un canyon di bellezza, braccati da monumenti che ci saltano addosso come indiani.”

Ma accanto al lirismo di frasi come queste, si trovano anche le tinte ironiche delle battute di dialogo, specie quelle pronunciate da Greg, lo scrittore cinquantenne incline allo sfottò, che non risparmia nessuno e dimostra una capacità tutta sua di trovare soprannomi mordaci per le persone con cui ha a che fare. Così Scià diventa la Dantessa e Caterino, il suo fidanzato narcisita, Anagramma, perché il suo nome ha solo una “a” di troppo per essere l’anagramma perfetto di cretino.

 

Due voci narranti, due registri linguistici

 

A esporre, alternativamente, le vicende che compongono la trama sono due narratori o, meglio, due “io” narranti: Scià e Greg, che ci forniscono ognuno il proprio personale punto di vista e si avvalgono di un registro linguistico differente. Perché è evidente che i due non possono parlare la stessa lingua, troppi anni intercorrono tra i loro rispettivi modi di vedere e descrivere il mondo, il che consente ai lettori, di età anche molto diverse, di riconoscersi un po’ almeno in una delle due prospettive che si incontrano nelle pagine. Una bella trovata, questa, capace di catturare un pubblico trasversale, ma di non facile realizzazione, perché presuppone un lavoro sui personaggi molto approfondito e accurato, che l’autore dà prova di aver condotto egregiamente.

 

Siamo come scintille di poesia

 

Un ultimo, ma non meno rilevante, punto a favore di Siamo come scintille è rappresentato dal ruolo sostanziale che l’autore attribuisce alla poesia nella dinamica narrativa. Ci vuole un bel coraggio nello scegliere di tessere l’intera storia, destinata a preadolescenti, sulla centralità del linguaggio lirico, percepito in genere come una forma letteraria distante e complicata, molto lontana dal sentire e dalle pratiche comuni. E invece questo romanzo è lì proprio per affermare il contrario, che cioè la poesia ci appartiene, si può trovare nello sguardo stupito di un’adolescente qualsiasi, come in quello disincantato di un adulto smaliziato e fa breccia nei cuori di tutti, indipendentemente dall’età. Ma, soprattutto, che la poesia ci circonda e può rivelarsi nelle situazioni più ordinarie della vita di tutti i giorni.
Un modo intelligente per suggerire percorsi e suggestioni senza predefinirli, proprio come chiede di fare la frase, attribuita a Scià nel corso della narrazione, e che compare anche in copertina, quasi fosse un sottotitolo del romanzo e che recita così: “Non indicatemi la strada, mi basta una mappa che le contenga tutte”.

 

 

 

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