Ah, questi generi letterari!

Sarò onesta: le classificazioni di solito mi imbarazzano, perché se da un lato consentono di organizzare le idee, dall’altro tendono a intrappolare l’oggetto classificato in definizioni che gli stanno strette.

Il rischio è di sacrificare il valore delle sfumature sull’altare del bianco e nero, il che trasforma la catalogazione in uno schema rigido che, in virtù del particolare, perde di vista l’insieme.

Anche quando l’oggetto da inquadrare è un libro, avverto lo stesso disagio. Mi sembra che inserirlo in un dato genere narrativo significhi escluderlo da tutti gli altri che pure talvolta coesistono all’interno delle sue pagine. E l’impaccio aumenta quando si scrive un libro perché, già mentre lo si organizza e si struttura, si sa che, nel caso venga baciato dal favore di un editore disposto a pubblicarlo, sarà incasellato in una specifica collana e posizionato in un dato scaffale della libreria. E non è detto che siano sempre quelli più adatti ad accoglierlo.

Dell’ambivalenza delle classificazioni letterarie ho già parlato nell’articolo Generi narrativi e target di lettori: bussole o gabbie? .

Stavolta, invece, voglio guardare all’universo delle categorie narrative con l’entusiasmo del lettore appassionato, che benedice le catalogazioni perché gli consentono di orientarsi e di trovare facilmente le pubblicazioni che corrispondono meglio ai suoi gusti. Questo, per lo meno, dovrebbe essere il senso degli elenchi.

A patto, però, che siano ben chiari il significato di quelle catalogazioni e il tipo di libri che vi si possono trovare dentro.

 

Il romanzo storico: definizione

Inauguro allora un viaggio nei generi e sottogeneri letterari, che prende le mosse dal romanzo storico, per il quale nutro un’autentica passione.

Una delle definizioni di romanzo storico più ricorrenti nel web è quella fornita da Sarah Johnson, in un suo articolo  del 2002 per l’Historical Novel Society, in cui scrive:

 

Per noi, un “romanzo storico” è un romanzo che è ambientato cinquanta o più anni nel passato (rispetto a quando l’autore lo scrive, n.d.s.) e in cui l’autore scrive per ricerca piuttosto che per esperienza personale.

 

Bisogna, insomma, essere abbastanza distanti dagli eventi e dai personaggi di cui si racconta, per poter dire di stare raccontando la Storia e non un qualsiasi fatto di attualità. La distanza emotiva, in questo caso, è determinante tanto quanto quella cronologica.

Ma anche di fronte a questa definizione non vengono del tutto meno i dubbi riguardo a quali e quanti romanzi rientrino davvero nel genere. Altri fattori intervengono a creare tutta una serie di distinzioni e di casistiche.

Un conto, infatti, è scrivere racconti inseriti in un contesto storico, le cui vicende sono frutto della pura fantasia dell’autore, un altro è dare vita a un testo che invece “romanza” un evento storico, vale a dire che racconta in modo narrativo un episodio del passato realmente accaduto.

 

Racconto d’ambientazione storica o fatto realmente accaduto?

Un esempio di romanzo di sola ambientazione storica è quello di Frank Schätzing intitolato Il diavolo nella cattedrale, dove sullo sfondo della città tedesca di Colonia, nel 1260, in piena costruzione del famoso duomo, si narra la vicenda di Jacop, giovane ladro di mele, a cui tocca in sorte di assistere all’omicidio di Gerhard Morart, mastro costruttore della cattedrale. Pagina dopo pagina, il lettore respira il clima medievale che l’autore ricrea con maestria, ma la vicenda narrata è tutta un’invenzione.

La chimera di Sebastiano Vassalli, invece, si basa su un fatto storico attestato e tratta della morte sul rogo, a vent’anni, di Antonia, un’orfana che fece questa orrenda fine a Novara, nel 1610. Per raccontare la sua storia e quella dei personaggi e dei luoghi in cui visse, Vassalli consultò le carte processuali e ne ricostruì la tragica sentenza. Il suo racconto, quindi, contiene anche la forza del documento, presupposto imprescindibile da cui parte ogni analisi storica propriamente detta.

È chiaro che, se si persegue questa seconda strada, il rigore con cui occorre condurre la narrazione è maggiore rispetto a quello richiesto in un racconto dove ad essere vincolante è soltanto l’ambientazione.

In ogni caso, però, alla base del romanzo storico c’è sempre un attento studio del periodo, dei luoghi e del contesto socio-economico, culturale e politico in cui si intende inserirlo. L’autore dovrà stare molto attento a quello che scrive per evitare di cadere nell’anacronismo, peccato mortale per chi sceglie di cimentarsi in questo genere di racconti.

Fantasia e realtà s’intrecciano, lasciando il lettore curioso di sapere dove finisca l’una e cominci l’altra.

E fin qui la definizione generale di romanzo storico.

 

Una costellazione di sottogeneri narrativi

Il fatto è però che, a seconda del taglio che s’imprime alla vicenda e del modo in cui viene declinata, possono aprirsi scenari molto diversi tra loro, che ci inducono a parlare di sottogeneri narrativi differenti e che spesso sconfinano in altre aree letterarie.

 

Romanzo storico sentimentale

Se per esempio, nell’ambito di un’epoca passata, la trama insiste per lo più sull’intreccio amoroso, saremo di fronte ad un romanzo storico sentimentale. Alexandre Dumas padre, con la sua trilogia dedicata a I tre moschettieri, ce ne fornisce un esempio autorevole.

 

Romanzo storico familiare

Ma talvolta il nucleo della vicenda, nonostante riguardi sempre il passato, interessa un’intera famiglia, la cui storia viene analizzata attraverso le vicissitudini dei suoi membri o nell’arco di alcune generazioni e allora il romanzo storico acquista il sapore della saga familiare. Basti pensare a I Viceré di Federico De Roberto, in cui l’autore narra le vicende degli Uzeda di Francalanza, nobile famiglia catanese, discendente da antichi Viceré spagnoli di Sicilia ai tempi di Carlo V.

 

Giallo storico

Quando a tenerci incollate alle sue pagine è un’indagine condotta da un personaggio alle prese per lo più con un delitto da risolvere e inserita in un contesto storico preciso (antichità egizia, greca, romana, medioevo, età moderna o storia contemporanea), allora siamo di fronte a un giallo storico. Qui il pensiero corre subito a Il nome della rosa di Umberto Eco che, da bravo studioso ed estimatore del medioevo quale fu, scrisse la vicenda inventata del frate francescano Guglielmo da Baskerville e del suo allievo e futuro monaco Adso da Melk, ambientandola in un monastero benedettino dell’Appennino toscano, sul finire del 1327. La catena di omicidi che si verificano nell’abbazia è in realtà il pretesto per disquisire di storia, filosofia, religione e arte medievale, ma con tutta la suspense che i migliori romanzi gialli portano con sé.

 

Viaggio nel tempo o romanzo multitemporale

L’espediente del viaggio attraverso il tempo è l’occasione migliore per tuffarsi nel passato e vivere un’avventura in qualsiasi epoca storica come se accadesse in tempo reale. In romanzi del genere, il confine tra storia e fantascienza è molto sottile, ma anche qui tutto dipende dal peso che si attribuisce alla vicenda storica. In Timeline di Michael Crichton per esempio l’avventura, anche se condotta su due piani cronologici distinti (presente e passato), è giocata principalmente nel 1357, in un villaggio francese della Dordogna, durante la Guerra dei Cent’anni.

 

Romanzo ucronico

Ucronìa è un termine che deriva dal greco οὐ «non» e χρόνος «tempo». Potremmo tradurlo con “nessun tempo”, perché in effetti quello che i romanzi ucronici raccontano sono scenari che la Storia, nel suo scorrere canonico, non ha mai visto né conosciuto. Sono frutto dell’immaginazione dello scrittore, che però parte da un episodio realmente accaduto e prova a domandarsi cosa sarebbe successo se quell’evento avesse assunto una piega diversa da quella effettiva.

Nessun deus ex machina che risolve le situazioni (invenzioni prodigiose, viaggi nel tempo, scoperte scientifiche rivoluzionarie), solo la realtà di una vita normale, dove però il nuovo corso delle vicende dà vita a scenari diversi da quelli noti, tutti da immaginare. Un esempio? La Svastica sul sole di Philip K. Dick, dove a vincere la Seconda guerra mondiale si ipotizza siano state le forze dell’Asse. Ora, quindi l’America è divisa in due parti, una asservita al Reich e l’altra ai Giapponesi.

 

Pseudo-storico

Il metodo storico si basa su documenti ufficiali, o per lo meno ritenuti tali, a cui si fa riferimento per redigere le diversi tesi. Quando se ne disconosce la validità e si mettono in campo altri documenti non canonici, spacciandoli per veri, si entra nell’alveo della pseudo-storia. In ambito narrativo questo bacino di informazioni, anche se distorte, può diventare un’interessane fonte d’ispirazione cui attingere per tessere trame intriganti. Lo sa bene Dan Brown, che con Il codice da Vinci, uno degli esempli più eclatanti di romanzo pseudo-storico, ha dato vita ad un caso letterario, tanto criticato quanto di successo. Nel libro sono state messe in discussione le fondamenta della religione cristiana, sostenendo la tesi secondo cui la Maddalena fosse in realtà la sposa di Cristo, nonché madre della sua discendenza, e negando la stessa divinità di Gesù. A poco sono valse le parole stampate sul retro del frontespizio, in cui si dichiara che “il libro è opera di fantasia” e che “personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione”. Il romanzo di Dan Brown ha sollevato un enorme vespaio e indotto la stesura anche di altri libri come, ad esempio, La verità sul Codice da Vinci di Bart D. Ehrman, teso a smontarne le affermazioni.

 

Fantastorico

I romanzi fantastorici uniscono gli elementi tipici del genere fantasy, come magia, creature fantastiche, mondi immaginari, a contesti e richiami propriamente storici. Si tratta, quindi, di una fusione di due anime narrative in un’unica vicenda. Un titolo che può fungere da esempio del genere è Jonathan Strange e il signor Norrell di Susanna Clarke, ambientato in Inghilterra, all’inizio del XIX secolo. Sullo sfondo scorrono le storiche guerre napoleoniche, ma il protagonista, il Signor Norrell, conosce l’arte della magia e questo non può che cambiare il corso degli eventi, aprendo scenari del tutto nuovi.

 

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