Una virgola può salvare la vita

 

Tra i segni d’interpunzione, la virgola è forse quello che crea più problemi a chi scrive, perché davvero non è semplice stabilire come e quando usarla. La sua funzione, però, è molto importante, in quanto dona ritmo ai periodi, crea collegamenti oppure li esclude, a seconda del significato che vogliamo imprimere alla frase. Inoltre suggerisce di prevedere brevi pause a chi legge, donando respiro al testo. 
Riguardo poi al fatto che una virgola mancata o di troppo possa stravolgere l’intero significato di una frase, si è scritto e detto tanto. A me l’idea affascina a tal punto che su un equivoco di punteggiatura – e proprio relativo a una virgola ignorata – ho costruito la trama di un racconto intitolato Il tempo dell’orologiaio, inserito nella raccolta Che ci si creda o no.
Anche in rete circola un meme famoso riguardo alla virgola, che dice così:

Vado a mangiare nonna.

Vado a mangiare, nonna.

Una virgola può salvare la vita.
Usa la virgola, salva la nonna.

Scherzi a parte, la fluidità di un testo e, sì, persino la sua bellezza estetica e musicale dipendono anche dalla capacità dell’autore di avvalersi in modo sapiente della punteggiatura.
Ho pensato allora di condurre una ricerca sull’argomento della virgola e di riassumere, in questo articolo, usi e frasi di esempio che contengono questo segno d’interpunzione tanto importante, quanto difficile da utilizzare correttamente. E siccome il tema è bello corposo e ricco di sfumature, sarò felice di aggiornare il presente contributo ogni volta che mi si presenteranno casi degni di nota e oltremodo grata, se me ne verranno segnalati di nuovi da parte di chi lo leggerà. 

 

Virgola: definizione e funzioni

 

Cominciamo col dire che la virgola è spesso definita come un segno d’interpunzione debole, ma solo per il fatto che segnala una pausa breve all’interno della frase e non certo in merito alla sua importanza, come si è visto sopra.
Rispetto al punto e virgola e, ancor più, al punto fermo, la virgola suggerisce al lettore di sostare appena su di lei, tirare il fiato e modulare la propria intonazione, perché, come vedremo, a volte ha proprio la funzione di suggerire il tono con cui occorre leggere uno o più elementi della frase.

È anzi uno strumento potente, che però sfugge a una regolamentazione rigida. Questo significa che esistono casi di errore oggettivo nell’uso o nel mancato utilizzo della virgola, ma ne esistono anche tanti altri in cui la scelta di prevedere o meno il segno è lasciata alla discrezione dello scrivente. L’autore, quindi, quando ha una precisa idea in testa riguardo all’intonazione della voce che vorrebbe suggerire nelle proprie frasi, dovrà essere così bravo da riuscire a trasmetterla avvalendosi in maniera ineccepibile dei segni che ha a disposizione, compresa la virgola.

 

Virgola: quando si usa

 

Negli elenchi

Per separare i vari elementi.

Es.: Mangio volentieri ciliegie, banane, kiwi, pesche.

 

Negli incisi

In questo caso le virgole da usare saranno sempre due, quella che apre e quella che chiude l’inciso.

Es.: Ernesto viene dall’Inghilterra e, visto che l’ho invitato io, resterà da me.

 

Con il complemento di vocazione

Es.: Sono felice di vederti, Giovanna.

Ebbene sì, caro mio, ho comprato un’auto.

 

Con le apposizioni del sostantivo

Es.: Dante Alighieri, sommo poeta, ha scritto la Divina Commedia.

 

Nelle frasi di risposta che cominciano con Sì o No

Es.: Sì, sono proprio d’accordo con te. E No, non parteciperò allo sciopero.

 

Nelle frasi che cominciano con esclamazioni come Ehi, Be’, Ahimè, Mah ecc.

Es.: Be’, non è andata poi così male.

Ehi, dove credi di andare?

 

Per dividere la reggente dalla sua subordinata

Sia che si tratti di subordinata temporale, condizionale, causale ecc., esplicita oppure implicita.

Es.: Quando verrai, faremo festa.

Se son rose, fioriranno.

Studio volentieri, perché so quanto sia importante.

Valutate le circostanze, ti accordo la mia fiducia.

Luigi prese l’ombrello, vedendo che stava per piovere.

 

Prima del “che” relativo?

In genere sì, occorre usare la virgola, ma bisogna vedere quale sia il reale senso della frase, perché la presenza o meno del segno d’interpunzione può imprimere al periodo significati diversi, come nel seguente esempio:

Le amiche, che erano arrivate, entrarono nell’aula.
Qui le virgole lasciano intendere che tutte le amiche, arrivate nel frattempo, entrarono nell’aula.

Ma se scrivo:

Le amiche che erano arrivate entrarono nell’aula.
La mancanza delle virgole lascia pensare che solo quelle che erano arrivate entrarono nell’aula.

 

Prima della congiunzione “ma”
E, in genere, delle congiunzioni avversative (invece, anziché, però, bensì…).

Anche qui occorre dire che non esiste una regola inderogabile a cui attenersi. In periodi piuttosto articolati e lunghi, prevedere la virgola prima di queste congiunzioni può essere utile per agevolare la comprensione del testo o per dare ritmo alla lettura, ma in altri casi si può omettere.

Es.: Sono contenta di essere stata scelta per questo incarico, ma adesso ho paura.

Tu guardi ma non vedi.

 

Virgola: quando non si usa

 

Fra soggetto e verbo

Mario, arriva sempre in ritardo.

Ma

Se si vuole enfatizzare il soggetto, imprimendo un tono particolare alla frase, come nell’esempio che segue, allora è ammessa:

Mario stava male da tempo. Non aveva più speranza, il ragazzo.

 

Fra verbo e complemento oggetto

Il bambino mangia volentieri, la mela.

 

Fra il verbo essere e il nome del predicato nominale (aggettivo o sostantivo che sia)

Trattare questo argomento è, una questione delicata.

 

Tra un nome e il suo aggettivo

Lorena è una ragazza, allegra.

 

Fra reggente e completiva (soggettiva e oggettiva)

 Si dice, che tu sia un atleta.

 Io credo, che tu lo sia davvero.

 

Prima della congiunzione “e”

Quando la funzione assunta da “e” in un periodo è quella di congiunzione coordinante, non serve mettere la virgola, perché questo segno di interpunzione svolge praticamente lo stesso ruolo della congiunzione (coordinazione per asindeto o giustapposizione). Quindi, o si mette una o si mette l’altra.
Quando il sole splende, e riscalda, io sono felice. (qui la virgola di troppo è quella dopo splende, mentre quella dopo riscalda è corretta).

Anche quando “e” giunge a conclusione di un elenco, è meglio evitare la virgola
Anna porta sempre in borsetta pettine, rossetto, profumo, e crema per le mani.

Ma

Ci sono casi in cui la virgola prima della congiunzione “e” è ammessa per via del particolare significato che si vuole attribuire alla frase:

L’uso dei segni di interpunzione, e della virgola in particolare, non è soggetto a regole tassative.

 

E ancora casi in cui la virgola prima di “e” serve a evitare equivoci. Es.:

1) Dividiamoci, è meglio: Maria, Francesco, Giorgio e Ada.

È diverso da

2) Dividiamoci, è meglio: Maria, Francesco, Giorgio, e Ada.

Perché nella frase 1) siamo portati a credere che Maria e Francesco stiano da soli e Giorgio e Ada insieme, mentre nella frase 2) che tutte e quattro le persone costituiscano parte a sé.

 

E tu, hai qualche caso non previsto tra quelli elencati sopra in cui la virgola può, deve o non deve, essere usata?
Segnalamelo, se vuoi: lo inserirò nell’articolo citando il tuo nome.

 

 

Fonti online:

Accademia della Crusca: La punteggiatura, a cura di Mara Marzullo.
Treccani: I punti della situazione. Viaggio nella punteggiatura dell’italiano di oggi – 2. La virgola, di Angela Ferrari.

 

Share This